Secondo alcuni, l’Occidente deve liberarsi del Logos, ovvero dalle identità, dalla legge naturale e dalla religione. Ma il Logos è proprio l’anima da cui nasce la civiltà occidentale. E, se soffochi l’anima, questa in qualche modo trova il modo di uscire allo scoperto… (populismo docet). 

Partecipo con gioia all’interessante dibattito sulla fine (presunta) dell’Occidente promosso dai siti La Baionetta, Pepeonline e The Debater. (Dibattito organizzato tra la primavera e l’estate scorsa ma ancora molto attuale, ndr).

Com’è ovvio che sia, il punto vero è la definizione di Occidente. Magni, Berlicche, Marcello Veneziani e il mio amico Emiliano Fumaneri ne hanno dato definizioni diverse: per il primo l’Occidente si identifica con il Libero Mercato; per il secondo con «il cristianesimo che si fa cultura»; per il terzo, la «sintesi della filosofia greca, della scienza del diritto romana, della verità ebraico-cristiana».

Per quel che vale la mia opinione, considero l’Occidente come la società permeata dal Logos. Il Logos è l’essenza dell’Occidente.

Cos’è il Logos? La ragione che guida e governa l’universo, l’ordine della creazione, misura e proporzione, infinita bellezza. «In principio era il Logos» recita il Vangelo di Giovanni «e il Logos era Dio, e il Logos era presso Dio. Tutto è stato fatto per mezzo suo, e niente di ciò che esiste è stato fatto senza di lui».

I greci non hanno visto il Logos, non l’hanno toccato, non lo hanno ascoltato; ma sapevano che esiste. Per questo la Grecia è Occidente e il Logos è greco.

Ma il Logos è anche romano, perché i romani si consideravano greci e perché il Logos ha deciso di farsi romano – «onde Cristo è romano» (Purgatorio XXXII) – per governare il mondo.

SE L’OCCIDENTE NASCE CON IL “LOGOS”, EBBENE SÌ, STA MORENDO

Dunque l’Occidente non nasce con l’inculturazione del cristianesimo, nasce addirittura prima del cristianesimo: nasce con il desiderio, la fame, la nostalgia che l’uomo ha del Logos. Con la certezza che il Logos esiste e che vale la pena di vivere per Lui. Ne consegue che non è Occidente chi ha rifiutato il Logos (nonostante la UEFA e la partenza del Giro d’Italia). Ora affrontiamo la questione: l’Occidente sta finendo, è finito?

Se la definizione è corretta, la risposta è: sì, l’Occidente sta morendo.

Sta morendo dal XVI secolo, quando ha deciso di (tentare di) vivere senza il Logos, come se il Logos non esistesse. Ha rifiutato il pensiero metafisico mutilando la ragione, ha rifiutato le norme morali e religiose che la metafisica riconosce (la famosa «legge naturale»). Ufficialmente ha separato la religione dalla politica; in realtà ha estromesso il Logos dalla politica, dalla società e dalla vita delle persone.

Poiché il Logos è l’essenza dell’Occidente, strappandosi dal petto l’anima l’Occidente ha deciso di suicidarsi. Le conseguenze, credo, sono sotto gli occhi di tutti: la nostra società non ha più nulla da offrire se non il nuovo modello di smarthphone; la politica non propone più alcuna impresa nella quale imbarcarsi, per la quale dare la vita; le relazioni sono diventate un miraggio, siamo sempre più soli ed incapaci di amare; viviamo vite senza scopo e senza senso affondandone la tristezza in sciocchi e insignificanti piaceri che leniscono il male di vivere solo per un breve intervallo di tempo.

Ma l’Occidente si sta suicidando anche materialmente: non produce più nulla, né manufatti, né tecnologia (tutta la tecnologia che usiamo è asiatica), né figli. L’Occidente è diventato sterile, perché chi attende la morte non ha più nulla da costruire, nulla in cui sperare. Che senso ha chiamare alla vita dei figli, delle nuove generazioni? Cosa abbiamo da proporre loro quali incarichi possiamo affidare, quale eredità lasciamo?

EPPURE, IL LOGOS RITORNA… SOTTO FORMA DI IDENTITA’ NAZIONALI E POPULISMI 

Ovviamente, tutto questo ha un senso se si definisce Occidente quello spazio culturale che viene vivificato dal Logos.

Paradossalmente (ma forse non casualmente), gli ambienti culturali che lo rigettano hanno cominciato a chiamare Occidente proprio il rifiuto del Logos. È quello che fa, ad esempio, Jonah Goldberg, ex neo-con membro dell’American Enterprise Institute. Un suo recente libro si intitola Il suicidio dell’Occidente: come la rinascita del tribalismo, del populismo, del nazionalismo e della politica dell’identità sta distruggendo la democrazia americana e presenta proprio questa tesi.

L’Occidente, sostiene Goldberg, è costituito da una triade: Libero Mercato, Democrazia e Diritti Umani. Tutto ciò non ha nulla a che fare con la Natura, con Aristotele e con il Logos, anzi: sono nati dal rifiuto di tutto ciò. Ne consegue che l’Occidente ha 300 anni e non si è incarnato nella Grecia classica, in Roma o nell’Europa cristiana, ma nella Democrazia Americana (gli statunitensi sono una sineddoche vivente). L’Occidente, quindi, è vivo e gode di buona salute (tanto che domina il mondo). Ma Libero Mercato, Democrazia e Diritti Umani – spiega Goldberg – non sono naturali, anzi: sono «innaturali», sono nati contro il Logos. Il problema, secondo Goldberg, è che la Natura aristotelica non vuole rassegnarsi a perire, e tenta di risorgere: il tribalismo, il populismo, il nazionalismo – in una parola «l’identità» (cioè l’essenza) – stanno uscendo dalle fogne nelle quali il liberalismo li aveva ricacciati. Se l’Occidente scenderà a patti con queste arcaiche (eterne?) forze si suiciderà e noi, gli occidentali, dobbiamo impedirlo. Dovremmo rifiutare l’identità, la Natura, il Logos e difendere il Libero Mercato. Insomma per Goldberg, ciò che noi chiamiamo Occidente è vivo e lotta insieme a noi se lo identifichiamo con il Libero Mercato; è al tramonto se lo definiamo come l’incarnazione del Logos divino ed eterno. Quindi: qual è la nostra definizione di Occidente?