C’è un filo verde sottile ma resistente che si muove nel quasi totale silenzio dei grandi media, alimentandosi del coraggio che la sana politica può testimoniare e che, originato dal Comune di Verona, ha raggiunto altri comuni italiani passando da Lombardia (Milano), Piemonte (Alessandria e Rivoli), Liguria (Sestri Levante), Emilia-Romagna (Ferrara e Modena) e Lazio (Roma e la stessa Regione), in un’onda leggera che lentamente ci auguriamo possa attraversare l’intero stivale e allargarsi a numerosi altri Consigli Comunali e Regionali. Un “filo verde”, non nell’accezione ecologista, ma per quella presenza viva che è il nascituro nel grembo materno.

La mozione presentata a Verona infatti ha fatto così scalpore per essere stata votata, tra gli altri, dalla capogruppo PD Carla Padovani, da diventare virale ed essere esempio di modello virtuoso. Queste mozioni, sorte spontaneamente, richiedono in maniera semplice quanto dirompente la piena applicazione della legge 194, anche nella parte rimasta totalmente inattuata e che senz’ombra di dubbio prevede che i consultori familiari contribuiscano “a far superare le cause che potrebbero indurre la donna all’interruzione della gravidanza” (art. 2 L. 194/78) e assegna agli stessi “il compito in ogni caso, e specialmente quando la richiesta di interruzione della gravidanza sia motivata dall’incidenza delle condizioni economiche, o sociali, o familiari sulla salute della gestante, di esaminare con la donna e con il padre del concepito (…), le possibili soluzioni dei problemi proposti, di aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza” (art. 5 L. 194/78).

La semplice richiesta di piena applicazione di una legge dello Stato, per alcuni è inaccettabile, come dimostrano le reazioni rabbiose e antidemocratiche di associazioni femministe ad Alessandria e a Milano, che hanno inscenato proteste sino a impedire il regolare svolgimento delle sedute consigliari.
Rivelano il vero volto di chi si dichiara dalla parte delle donne e poi si batte per lasciarle senza alcun aiuto, proprio nel momento in cui sono sole e impaurite. Non si rendono conto di ignorare il contenuto della legge stessa che, come abbiamo visto, non prevede nulla di diverso da ciò che queste mozioni ribadiscono e richiedono, anche se alcuni giornalisti disinformati le etichettano “anti-194”.

Questi contestatori delle mozioni hanno deciso di difendere la legge 194 parzialmente e a intermittenza affinché nulla minacci l’inesistente diritto all’aborto, neanche la donna. Il sospetto è che sia stato fin da subito proprio questo l’intento del legislatore all’interno di una norma scritta male e applicata peggio che infatti si contraddice parlando di tutela della maternità perseguita con la soppressione del figlio. Dopo 40 anni ci pare evidente che la risposta fornita dalla legge 194 sia stata sbagliata; spinti da dati menzogneri sull’aborto clandestino e dal clima politico di allora che non poteva certo permettersi fratture sul tema, si è giunti al riconoscimento, seppur non chiaramente espresso, del diritto a disporre della vita di un altro essere umano. Tra l’altro, il figlio di cui parliamo, noi amanti della vita, additati come oscurantisti e retrogradi visionari, è ora ancora più evidente di quanto non lo fosse nel 1978, in quanto oggi disponiamo dell’ecografia ostetrica che ci rende visibile, senza alcuna ombra di dubbio, di chi stiamo parlando. Non dovrebbe essere sufficiente questo per riaprire un confronto sereno, se non per il concepito, quantomeno per il vero bene della donna che dall’aborto esce inevitabilmente e profondamente ferita?

Dobbiamo arrivare a pensare che qualcuno preferisca lasciare sola la donna di fronte all’aborto come scelta unica e obbligata, pur di difendere la propria ideologia?

Altro aspetto tanto indigesto per gli antagonisti della vita e della maternità, a discapito della tanto sbandierata libertà di coscienza, è il ruolo che le associazioni di volontariato possono o devono avere in questo dramma. La legge prevede chiaramente che l’opera di aiuto alla donna possa avvenire anche con il supporto dell’associazionismo, si pensi ai Centri di Aiuto alla Vita presenti in Italia ben prima della legge, ma poi il più delle volte viene estromesso ed impossibilitato a svolgere il compito assegnatogli dalla legge, rendendo così l’aborto di fatto l’unica strada percorribile. È fondamentale quindi che le mozioni richiedano un efficace riconoscimento dell’esistenza di queste associazioni che finanzi anche il loro operato alla luce dei risultati raggiunti in 43 anni di servizio nei quali hanno dimostrato di saper ascoltare, aiutare ed accogliere, arrivando a contare oltre 200.000 bambini nati.

Lo stato dell’arte vede la mozione approvata soltanto a Verona, respinta a Roma da centrosinistra e cinquestelle, addirittura ritirata a Milano, mentre continua a resistere ad Alessandria dove a dicembre è stato approfondito il tema in Commissione Politiche Sociali e aspetta di tornare in Consiglio comunale per l’auspicata approvazione.

A chi pensa che sia sconveniente esporsi sul tema legge 194 e aiuto alla donna visti gli ultimi disordinati fatti, vogliamo ricordare che il nobile ruolo sociale delle istituzioni politiche e dei suoi rappresentanti è prima di ogni altra cosa la difesa delle categorie più deboli, che in questo caso sono indubbiamente la donna con suo figlio e non certo le ideologie, infatti oggetto di queste mozioni sono l’aiuto e il sostegno concreti.

Lodiamo e accoglieremo con favore tutte le azioni politiche capaci di portare avanti questa causa, nonostante tutto e al di là degli schieramenti dei partiti. Infine ci auguriamo che molti altri rappresentanti della società civile siano capaci della medesima presa di posizione a favore della maternità e della vita nascente.

 

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Claudio Larocca
Claudio Larocca, 38 anni di Torino ma con origini pugliesi e lucane che hanno influenzato la mia impulsività e la fin troppa schiettezza. Incontrare il Signore da adulto ha stravolto la mia vita e mi ha condotto su strade inaspettate. A 19 anni, portando avanti la mia passione per la musica e il canto, ho scritto una canzone pensando di essere il padre di un figlio condannato all’aborto, dopo aver affrontato per la prima volta in modo maturo l’argomento con quella che allora era la mia fidanzata e che oggi è mia moglie. A 22 ho ricevuto la Cresima e a 26 ho ricevuto la proposta di diventare presidente del Centro di Aiuto alla Vita di Rivoli. Fin da subito con la mia fidanzata mi sono dedicato alla vita nascente non solo tramite dibattiti e opportunità formative ma soprattutto incontrando le donne, le mamme che stavano vivendo il dramma di valutare l’aborto per loro stesse e il figlio, confutando l’idea che gli uomini e ancor meno i ragazzi non possano farsi anch’essi interpreti della difesa della vita. Sono seguiti incarichi come Dirigente del Movimento per la Vita, responsabile Giovani regionale e quest’anno Presidente di Federvi.P.A. (Federazione dei Cav e dei Mpv di Piemonte e Valle d’Aosta). In parallelo ho continuato il percorso di fede iniziato con alti e bassi, ma con l’inestimabile sostegno della Madonna de La Salette a cui sono devoto. Mi sono sposato e sono padre di Simone di quasi 9 anni. Dal punto di vista professionale nello stesso anno del mio matrimonio ho conseguito il titolo di Consulente del Lavoro. L’attività lavorativa mi ha consentito di acquisire competenze in materie giuslavoristiche e di gestione del personale. In ogni ambito della mia vita, associativo e professionale amo approfondire e mettermi continuamente in discussione e alterno approcci a volte contradditori, perché sono molto esigente verso di me e verso gli altri, a volte capace di giudizi taglienti ma anche di lasciarmi intenerire e commuovere facilmente, come quando mi rivolgo ai ragazzi per discutere in merito all’affettività e alla preziosità della sessualità umana e soprattutto quando ho l’occasione unica di incontrare le donne già mamme che, schiacciate dal giudizio di un mondo disumano, vogliono sacrificare il proprio figlio e loro stesse.